SIAMO TUTTI UN PO’ BUGIARDI

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Ti è capitato di sentir raccontare da tuo nonno lo stesso ricordo della sua gioventù e ogni volta era leggermente diverso?

In questi casi viene spontaneo pensare che il nonno “aggiusta” un po’ le cose per renderle più “di impatto”, vero?
Quanto può ingannarci il nostro cervello?
A me è capitato di ricordare dei posti talmente bene, nei minimi particolari, ma una volta arrivata lì la mia sicurezza cominciava a vacillare. Lo so che tutto cambia negli anni, case, strade, ho visto dei boschi dove da bambina giocavo su prati fioriti, ma mi è capitato di vedere persino una montagna che sembrava cresciuta in mia assenza, a sovrastare la citta! Se qualcuno avesse messo quella montagna nei suoi ricordi io avrei detto che non era vero! Ho percorso per anni quella strada, non c’era la montagna!
Invece… non poteva nascere dal nulla… La mia spiegazione è stata che probabilmente i grandi alberi che fiancheggiavano il marciapiede, e che adesso non ci sono più 🙁 mi impedivano di vedere quella parte della montagna. Sapevo che c’era, naturalmente, ma da un’altra angolazione sembrava più lontana, non sporgeva sulla città!

In che modo i ricordi possono mutare nel tempo?
Il Dr. Christopher Chabris (ospite a Dr. Oz Show), autore del libro “The Invisible Gorilla” e studioso di neuroscienze, afferma che esistono veramente i falsi ricordi: li creiamo quando pensiamo di ricordare qualcosa che in realtà non è successo, oppure ricordiamo diversamente i dettagli e finiamo per dire cose che pensiamo siano vere, ma non lo sono. Ci sono persone “famose” che hanno raccontato esperienze che in realtà non sono mai accadute. Per esempio Hillary Clinton ha detto di essere stata sotto il tiro di un cecchino in Bosnia e sembra che in Bosnia non sia mai stata! (Dr. Oz)

Gli scienziati lo chiamano distorsione mnemonica, dovuta al trascorrere del tempo o all’introduzione di nuove informazioni nel nostro cervello.

Quando raccontiamo una storia ne recuperiamo il ricordo per poi rimetterlo a posto e ogni volta il ricordo si modifica un po’, come accade con il gioco del telefono senza fili (l’informazione passa di persona in persona e l’ultima della fila riceve un’informazione diversa da quella iniziale).
I ricordi si conservano in frammenti e vengono immagazzinati in diverse parti del cervello. Nel tempo si mescolano tra loro e conversando con la gente o partecipando a eventi, leggendo notizie o guardando la tv i ricordi cominciano a cambiare, perché la mente ricombina i frammenti di informazione e li immagazzina erroneamente come verità.
I ricordi si combinano fra di loro formando nuovi eventi considerati veri dal loro narratore. Non si tratta di mentire, perché mentire significa essere consapevoli di dire il falso, invece si è convinti di dire il vero.
Già il racconto dello stesso evento risulta diverso da persona a persona. Le persone concentrate su un’unica cosa trascurano facilmente altre cose. C’è poi il nostro filtro intrinseco, che ci fa vedere le cose diversamente da persona a persona.
Possiamo fidarci della nostra memoria?
Il Dr. Chabris dice che non dobbiamo diffidare, solo dobbiamo essere più cauti e accertarci dell’attendibilità dei nostri ricordi prima di raccontare storie importanti che rischierebbero di sembrare errate.
Ognuno di noi ha troppi ricordi frammentati, che potrebbero falsare la realtà.

About Tania Ansaldi 471 Articles
Come quasi tutte le donne ho sperimentato per anni ogni tipo di dieta e intruglio per dimagrire, patendo molta fame. Ultimamente é cambiato qualcosa nella conoscenza e nella percezione del nostro organismo, e una sana dieta é diventato sinonimo di alimentazione salutare, per vivere meglio, che dura tutta la vita e che limita le nostre privazioni. Mangiare sano e fare un moderato esercizio fisico aiuta a vivere meglio. Mi sono appassionata a questi argomenti, e più li conoscevo, più mi accorgevo che c’era molto altro da scoprire, fino a quando mi sono resa conto che tutte le informazioni che mi hanno aiutata a conoscermi meglio potevano essere utili anche ad altri, e le racconto su questo blog.

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